S. Antonio
Abate - particolare di affresco nella Chiesa di S. Stefano in
Collescipoli
Ore 8.30
Raduno dei trattoristi
in loc. Fiaiola (colazione dei trattoristi)
Ore 9.00
Collegiata S. Nicolò,
Collescipoli - S. Messa e benedizione delle tradizionali ciambelle
all'anice
Ore 9.30
Partenza dei trattori, da
Fiaiola per Collescipoli, con in testa la statua di S. Antonio Abate, seguendo questo percorso:
Fiaiola, S. Andrea,Bivio Salaria, Strada di Collescipoli, Via
Quinto Granati.
Ore 10.15
Arrivo a Collescipoli ed
incontro con il Parrocodon Enzo Greco
Ore 10.30
Arrivo delle Autorità e della Banda Musicale
di Sangemini ai giardini della "Villetta", incontro con i trattoristi e
con i bambini delle
Elementari e del Catechismo che porteranno
cono sè un dono che offriranno in Chiesa per i più bisognosi
Ore 11.30
Collegiata di San Nicolò, Santa Messa
Solenne ed Offertorio
Ore 12.15
Benedizione dei mezzi agricoli e degli
animali e distribuzione della ciambella all'anice benedetta
Ore 13.30
Pranzo presso la Trattoria Tiberina di
Taizzano di Narni per trascorrere un bel pomeriggio insieme
3 Kg di farina, 1/2 litro di olio, 50 gr di anice, 3 uova, sale, un po'
di vino bianco
Preparazione:
lasciate a bagno l'anice nel vino bianco per 12 ore. Lavorate tutti gli
ingredienti fino ad ottenere un impasto piuttosto morbido. Lasciate
lievitare il composto per 3 ore. Date all'impasto la forma di anelli e
metteteli nel forno.
S. Antonio Abate: Patrono degli animali domestici e della stalla
Dal 561, quando fu scoperto il suo sepolcro, le reliquie furono
trasportate, da Alessandria a Costantinopoli, fino ad arrivare a
Motte-Saint-Didier, Francia, nell’XI secolo. Qui fu costruita una chiesa
in suo onore dove cominciarono a giungere moltissimi malati, soprattutto
di ergotismo canceroso, per venerarne le reliquie. Questa malattia, causata
dall’avvelenamento di un fungo presente nella segala, allora usata per
fare il pane, era conosciuto sin dall’antichità come ‘ignis sacer’
per il bruciore che provocava. Per ospitare tutti gli ammalati che
giungevano, si costruì un ospedale e una Confraternita di religiosi, l’antico
Ordine ospedaliero degli ‘Antoniani’; il villaggio prese il nome di
Saint-Antoine di Viennois. Il papa concesse loro il privilegio di allevare
maiali per uso proprio e a spese della comunità, per cui i porcellini
potevano circolare liberamente fra cortili e strade, nessuno li toccava se
portavano una campanella di riconoscimento. Il loro grasso veniva usato
per curare l’ergotismo, che venne chiamato “il male di s. Antonio” e
poi “fuoco di s. Antonio” (herpes zoster). Per questo nella
religiosità popolare, il maiale cominciò ad essere associato al grande
eremita egiziano, poi fu considerato il santo patrono dei maiali e per
estensione di tutti gli animali domestici e della stalla.
Nella sua iconografia compare oltre al maialino con la campanella,
anche il bastone degli eremiti a forma di T, la ‘tau’ ultima lettera
dell’alfabeto ebraico e quindi allusione alle cose ultime e al destino.